M-Review: La Casa

EvilDead

I remake, soprattutto quando l’originale è un pezzo di storia del cinema o ci si è particolarmente legati, sono film in cui la dilusione (Crozza-Bastianich docet) è sempre dietro l’angolo. Sono ormai 20 anni che il pubblico chiede a gran voce a Sam Raimi un sequel per la sua trilogia più celebre, quella cominciata nel 1983 con il primo Evil Dead e terminata, per ora, nel 1992 col divertentissimo L’Armata delle Tenebre. Ma mentre il regista americano preferisce, da una parte, dedicarsi a film che come già detto spesso e volentieri, secondo me non gli appartengono, dall’altra, con la sua casa di produzione, sostiene giovani registi che realizzano film mirati allo stesso tipo di pubblico che lo aveva sostenuto inizialmente. Fede Alvarez è un giovane uruguaiano che si è fatto conoscere con Panic Attack, un corto ricco di effetti speciali pubblicato su YouTube, realizzato con due soldi, ma che ha catturato l’attenzione di Raimi, il quale ha assegnato al regista un compito difficilissimo, quello di girare un remake di La Casa. E il fatto che sia Raimi stesso ad aver promosso e finanziato il rifacimento, beh, fa ben sperare.

In questa versione 2013 del film, gli occupanti della casa in mezzo ai boschi sono un gruppo di amici, che hanno portato lì Mia, sorella di uno di loro, tossicodipendente, con l’obiettivo di tenerla lontana dal suo demone: la droga. La lettura di un misterioso e gigantesco volume evocherà una creatura demoniaca che prenderà possesso della ragazza e che comincerà brutalmente a uccidere i giovani uno per uno. La maggiore differenza tra originale e remake è che in questa versione l’ironia è stata completamente messa da parte. Il risultato è sorprendentemente efficace: siamo infatti di fronte a uno dei migliori horror da un bel po’ di tempo a questa parte, con sangue che scorre a fiumi, effetti di trucco pazzeschi e morti che più cruente non si può. Alvarez ha uno stile di regia che si addice perfettamente alla storia che sta portando in scena e la sceneggiatura cita spesso momenti e situazioni dell’originale. L’unico anello debole del film è il cast che, a parte una bravissima Jane Levy (che è la protagonista di Suburgatory, per chi ama le serie TV), non brilla particolarmente. Personalmente, ho apprezzato molto questo remake e l’ho trovato una buona modernizzazione dell’originale. E se gli ottimi risultati al botteghino sono un preludio al ritorno di Ash e compagnia cantante, beh, ben venga davvero.

Fuorigio.co e l’#xboxreveal: Martedì 21 Maggio dalle 19

XboxReveal

Dopo l’annuncio di PlayStation 4 da parte di Sony nello scorso Febbraio, ecco arrivare anche il momento in cui Microsoft scoprirà le carte per la prossima generazione di console. Martedì 21, dalle 19:00, la casa di Redmond svelerà al mondo tutto ciò che c’è da sapere sulla nuova Xbox.

Il sottoscritto e tutta l’allegra combriccola di fuorigio.co, seguiremo tutta la diretta dell’evento, ospiti di Ambito5. Attiveremo per la prima volta il nostro canale di Live Streaming e commenteremo insieme tutto l’evento #XboxReveal senza perdere nemmeno un secondo della diretta!

Per inaugurare al meglio il nostro debutto, con noi ci sarà Frank! Speaker radiofonico e amico appassionato di videogiochi che ha deciso di vivere una emozionante serata insieme a noi.

A questo punto non vi resta che puntare il vostro browser su live.fuorigio.co e godervi lo spettacolo! :-)

Oggi Cucino Io! #51: Gnocchi di Ricotta con Olive, Mazzancolle e Salsa alla Birra #birrasceltanaturale

Gnocchi

Qualche settimana fa ricevo un’e-mail in cui mi viene chiesto se mi piacerebbe partecipare a un’iniziativa intitolata “Birra gusto naturale“. Inutile dire che, essendo un forte consumatore di questa bevanda, in ogni sua forma, non potevo dire di no. L’iniziativa, promossa da Assobirra, l’associazione italiana dei produttori di birra, ha come obiettivo quello di promuovere la birra come bevanda naturale e amata da chi ha scelto uno stile di vita green.

La partecipazione all’iniziativa implicava anche la realizzazione di una ricetta che contenesse o fosse accompagnata dalla birra (per dovere di cronaca, ho ricevuto un fantastico pacco contenente 12 bottiglie di varie marche, da utilizzare per questo e, ovviamente, anche da bere). Io ho deciso di preparare addirittura una cena, quindi di realizzarne due: un antipasto, oggetto di questo post, e un secondo di pesce, che vedrete la prossima settimana. Per preparare questi gnocchi di ricotta con olive, mazzancolle e salsa alla birra, ho utilizzato:

  • 300 g di ricotta fresca
  • 120 g di farina 0
  • 1 uovo
  • 50 g di olive taggiasche
  • 5 cl di birra Moretti Baffo d’Oro
  • 10 g di panna da cucina
  • 4 mazzancolle
  • Olio q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.
  • Maggiorana q.b.
  • Aceto di mele q.b.

Partiamo con la preparazione dell’impasto dei gnocchi di ricotta. Mettete assieme ricotta, farina e uovo e cominciate a impastare, aiutandovi con un leccapentole.

Impasto

Aggiungete sale, pepe e le olive tagliate molto piccole (evitate di fare una poltiglia), poi continuate a mescolare.

Olive

Assaggiate e continuate ad aggiungere questi ultimi tre ingredienti finché il sapore dell’impasto non vi ha convinto. Se volete, mettete anche qualche goccia di aceto di mele per dare un po’ di acidità al tutto. Lasciate quindi riposare l’impasto in frigo per una mezz’ora.

Impasto finale

Mettete a bollire l’acqua e, nel mentre, preparate le mazzancolle. Prendete una padella, versate un po’ d’olio sul fondo, fatela scaldare e poi buttatele dentro, sfumandole con la birra.

Gamberi

Una volta tolti i gamberi dalla padella, aggiungete al liquido di cottura la panna e la maggiorana per creare la salsa che sarà utilizzata per accompagnare il piatto finale. Mentre l’acqua finisce di bollire, dotatevi di due cucchiai e create i gnocchi: devono essere di dimensioni abbastanza grosse, a forma di quenelle.

Preparazione

Gettateli nell’acqua bollente e fateli cuocere finché non sono tornati a galla. Vi conviene cuocerne un paio alla volta, altrimenti rischierete che vi scappino.

Cottura

Una volta cotti, disponeteli sul piatto da portata, con un paio di olive sopra ciascuno, alternati alle mazzancolle, magari tagliando queste ultime in due parti. Nel frattempo, fate scaldare la salsa sul fuoco, in modo da contrastare il fatto che il gnocco sia un piatto freddo.

Flyby

A questo punto, mettete qualche erbetta (io ho usato della melissa) per guarnire, poi versate la salsa sopra i gnocchi. Gustatevi il piatto con un bel bicchiere di birra Moretti Baffo d’Oro, perfetta per antipasti di questo genere.

Closeup

Buon appetito! :)

M-Review: Hansel & Gretel: Cacciatori di Streghe

Poster

Per certi registi, disporre di un budget molto più alti di quelli a cui sono abituati porta spesso a risultati insoddisfacenti. Il norvegese Tommy Wirkola si era fatto conoscere dagli appassionati con Dead Snow, un ironico horror a basso budget, stiloso e divertente, che gli ha permesso di fare qualcosa che non riesce proprio a tutti i cineasti semi-esordienti: andare a Hollywood con una propria sceneggiatura, trovare una casa produttrice disposta a sviluppare il progetto (nella fattispecie la Gary Sanchez Productions del grande Will Ferrell) e una major (o due, visto che si tratta di una coproduzione Paramount/MGM) intenzionata a metterci la grana, più o meno 50 milioni di dollari. Nasce così Hansel & Gretel: Cacciatori di Streghe, rivisitazione completamente fuori di melone della nota fiaba, in cui vediamo fratello e sorella, anni dopo aver rischiato di morire nella casetta di marzapane, diventati cacciatori di streghe, che devono vedersela con una minaccia proveniente dal loro passato.

Se vi aspettate una trama più complessa, cambiate pure film, perché la pellicola interpretata da Jeremy Renner (che l’ha girata ancora prima di Mission Impossible: Ghost Protocol, The Avengers e The Bourne Legacy), da una Gemma Arterton sempre più gnocca e da una cattivissima Famke Janssen, sepolta però da chili di trucco, è un insieme di sequenze frenetiche, senza un momento di sosta, caratterizzate da assurdità varie, armi da videogioco e sangue a fiumi. Il problema, dal mio punto di vista, è che un film del genere, con un budget contenuto, avrebbe costretto il regista a trovare soluzioni un po’ più creative, mentre così tutto va esattamente come ci si aspetta. La storia, come profondità, non è tanto diversa da Dead Snow, ma è l’esecuzione che fa un po’ desiderare. Non posso negare di essermi divertito, sia chiaro, ma i difetti del film, a mio modo di vedere, in questo caso sono molto maggiori dei pregi. Se vi piace il genere, un’occhiata magari dategliela, ma aspettate di recuperarlo in home video (nonostante mi dicano che il 3D è molto buono).

Videogiochi, quando trailer e screenshot sono poco realistici (da Wired.it)

ScreenShotFake

Videogiochi e cinema si assomigliano sempre di più in diversi elementi, a partire dal budget fino al modo in cui vengono venduti e promossi al grande pubblico. Se una volta bastavano semplici screenshot di gioco, magari leggermente ritoccati, e trailer che riflettevano momenti in cui il giocatore si trovava poi direttamente coinvolto, da qualche tempo a questa parte sono la spettacolarità e il cosiddetto punch emozionale a dover emergere a tutti i costi, proprio come accade con i trailer cinematografici. Non che sia un male, ma è la dimostrazione delle distanze siderali esistenti tra chi sviluppa un videogioco e le divisioni marketing delle stesse aziende sviluppatrici o dei publisher. Vendere è importantissimo…

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2013/05/08/videogiochi-trailer-marketing-3275819.html.

Oggi Cucino Io! #50: Ciambelline all’Olio d’Oliva e Vinsanto

CiambelleVi racconto, anche se forse l’ho già fatto, come avviene la scelta della ricetta della settimana. Io ne cerco qualcuna che mi intriga, le propongo al feldmaresciallo (a.k.a. mia madre), che nel 90% dei casi non le approva, quasi sempre per l’eccesso di burro (“Mangi troppi grassi”, peccato che a far ingrassare siano i carboidrati e non quelli, ma vabbè, vai a farlo capire). Le ricette con l’olio, e meno ce n’è meglio è, passano quasi sempre. Non che sia un male, per carità, ma mi mancano i frollini fatti come si deve. In queste ciambelline ho usato olio d’oliva al posto del solito olio di semi, cosa che gli ha dato un sapore davvero particolare. Per preparare queste ciambelline all’olio d’oliva e vinsanto dovrete utilizzare:

  • 240 g di farina 00
  • 50 g di fecola di patate
  • 20 g di farina di mandorle
  • 4 g di lievito per dolci
  • 100 g di zucchero a velo
  • 2 tuorli d’uovo
  • 80 ml di olio extravergine di oliva
  • 60 g di frutta essiccata
  • 40 ml di vinsanto
  • Un pizzico di sale

Per prima cosa, mettete il vinsanto in freezer, perché dovrà essere molto freddo quando lo utilizzerete nell’impasto. Quindi, triturate la frutta essiccata (io ho usato ciliegie e albicocche) e immergetela nell’olio d’oliva, in modo da ammorbidirla.

Frutta/Olio

Mettete insieme farina, lievito, sale e zucchero a velo, setacciando il tutto per evitare che si formino grumi, quindi aggiungete la farina di mandorle e cominciate a mescolare con un cucchiaio.

Polveri

Unite, nell’ordine, olio, frutta e i due tuorli e continuate a mescolare. Dopo un po’, aggiungete anche il vinsanto.

Impastare

Andate avanti con il cucchiaio finché non sarà necessario lavorare l’impasto a mano, per compattarlo e renderlo una pallotta unica. Il risultato sarà una pasta piuttosto unta che però, in alcuni casi, potrebbe tendere a sbriciolarsi. Se ciò dovesse succedere, il mio consiglio è quello di aggiungere altri 10/20 ml d’olio e continuare a impastare.

Impasto

Mettete l’impasto a riposare in frigo per una decina di minuti, poi tiratelo fuori. Dovrete creare dei piccoli filoni di pasta, per poi avvolgerli su loro stessi e realizzare le ciambelline.

Mano

Riempite quindi uno stampo di ciambelline, operazione che non dovrebbe richiedere molto tempo. Nel mio caso, a causa dell’impasto un po’ troppo friabile, ci ho messo di più, ma pazienza.

Stampo

A questo punto, infornate a 170 °C in forno ventilato, per 12/15 minuti. Tirate fuori dal forno e lasciatele raffreddare per qualche decina di minuti.

Raffreddamento

Armatevi di un colino e spolverate le ciambelline con un po’ di zucchero a velo, per renderle ancora più dolci e gustose.

Montagna

Buon appetito! :)

M-Review: Maniac

ManiacPoster

Quando respiri profumo di cinema, in casa, sin dall’infanzia, il tuo futuro professionale è abbastanza segnato. Il francese Alexandre Aja, che si è rivelato al grande pubblico ormai un decennio fa, con lo slasher Alta Tensione, è figlio d’arte: suo padre è infatti il regista francese Alexandre Arcady, molto noto in patria. Questo ha consentito al ragazzo di realizzare il suo primo lungometraggio a 20 anni, per poi giungere al successo a 24. Va però detto, se dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare, che Aja è un regista particolarmente dotato e se non fosse così bravo non sarebbe riuscito a sbarcare oltreoceano a soli 26 anni. In questi ultimi anni, si è specializzato, oltre a qualche breve parentesi “originale” nel realizzare remake di horror anni ’70/’80, che ha diretto o semplicemente prodotto, mettendo dietro alla macchina da presa qualche collaboratore storico, un po’ alla Besson, tanto per citare come esempio un suo connazionale. Maniac, remake dell’omonimo cult movie di William Lustig del 1980, è infatti soltanto prodotto da Aja, ma diretto da Franck Khalfoun, lo stesso del discreto P2, datato 2007.

La storia è quella di un misterioso tizio, proprietario di un negozio di manichini, la cui ossessione per una giovane artista, che sembra provare qualche sentimento per lui, tornerà a scatenare al suo interno un tremendo e distruttivo istinto omicida. Elijah Wood aveva già dimostrato di saper interpretare un assassino in Sin City e si potrebbe dire che questo personaggio è in realtà un’evoluzione di quanto ci aveva fatto vedere allora. Il suo serial killer è un uomo squilibrato, per via di alcuni comportamenti materni, sin dall’infanzia, la cui voglia di uccidere è probabilmente dovuta a quanto ha vissuto. Personalmente non ho mai visto l’originale, ma devo dire che il lavoro fatto da Khalfoun e Aja è decisamente egregio. La scelta di girare tutto il film in prima persona, dagli occhi del protagonista, facendocelo vedere soltanto nei pochi casi in cui si guarda allo specchio (quasi sempre rotto, a simboleggiare la sua mente in frantumi), poteva sembrare inizialmente avventata, ma si è rivelata davvero azzeccata. Esteticamente, la pellicola assorbe molto sia da Collateral, nel modo di mostrare Los Angeles, che da Drive, a livello di colonna sonora e di feeling generale, a cui vanno uniti ettolitri di sangue e di teste mozzate. Wood riesce a reggere sulle spalle tutto il film, mentre non si può dire lo stesso della co-protagonista Nora Arnezeder (bel visino, ma nulla più). Personalmente, ho gradito molto Maniac e ne consiglio la visione a tutti gli appassionati del genere e a chi è alla ricerca di un film forte, sia visivamente che psicologicamente. Non si sa ancora nulla di un’eventuale uscita italiana, per cui se non riuscite ad attendere, date un’occhiata in giro. ;)

V-Review: Star Trek (PS3) (da Fuorigio.co)

Star Trek

I tie-in sono, da sempre, una delle categorie videoludiche a più alto rischio di fallimento. Il pubblico, erroneamente, spesso e volentieri pensa che il ragionamento da parte degli sviluppatori e dei publisher interessati sia qualcosa del tipo “abbiamo la licenza, checcefrega della qualità del gioco, tanto vendiamo ugualmente”, quando in realtà, in buona parte dei casi, l’obbligo di uscire poco prima del film, della serie TV o del cartone animato di cui vengono sfruttati marchio e, magari, anche personaggi e ambientazione, li costringe a correre come dei pazzi, chiudendo un occhio sulla qualità, per terminare in tempo il gioco. Negli ultimi anni, molti publisher sembrano averlo capito…

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Fuorigio.co all’indirizzo: http://fuorigio.co/2013/05/recensioni/star-trek-ps3/4426/.

Oggi Cucino Io! #49: Spicchi alla Cannella

Spicchi

Non sono un gran utilizzatore, mio malgrado, di spezie. C’è tutta una gran cultura dietro, che mi piacerebbe approfondire, ma si sa, il tempo è tiranno e non si riesce mai a fare nulla. Così, qualche giorno fa, ho voluto provare a fare una frolla piuttosto classica e ad aggiungergli un po’ di cannella, così per aromatizzarla come si deve. Il risultato sono questi spicchi alla cannella, che ho realizzato usando:

  • 250 g di farina 00
  • 100 g di burro
  • 70 g di zucchero
  • 1 uovo
  • Essenza di vaniglia
  • 2 cucchiaini di cannella

Dopo aver fatto ammorbidire il burro, dovrete amalgamarlo con lo zucchero finché il composto non è diventato cremoso.

Crema

A questo punto aggiungete l’uovo, continuate a impastare finché non si è amalgamato al resto, poi mettete insieme la farina (setacciata in precedenza), la cannella e la vaniglia.

Composto

L’impasto risultante non sarà eccessivamente compatto, per cui vi converrà metterlo in freezer per qualche decina di minuti, rendendolo tale da poterlo stendere successivamente senza impazzire.

Impasto

Una volta pronto, stendete una sfoglia spessa 3/4 mm, poi usate uno stampino per dare ai biscotti la forma desiderata. Io ho utilizzato una formina ottagonale e per creare gli spicchi ho tagliato in due quel che veniva fuori inizialmente.

Spicchi

Spolverate i biscotti con lo zucchero (magari di canna, altrimenti anche quello normale va comunque bene), poi metteteli in forno ventilato, come al solito, a 180 °C per circa 15 minuti.

Cotto

A questo punto, non vi rimane altro che mangiare quel che avete appena cucinato, questi biscotti dall’aroma molto speziata.

Buon appetito! :)

M-Review: Oblivion

Oblivion

Non sono molti i registi che riescono a passare senza problemi dal mondo della pubblicità e dei video musicali a quello del cinema. Per ogni Ridley Scott, David Fincher e Michael Bay ci sono diverse decine di nomi che non ce la fanno e dopo aver provato al massimo un paio di film vengono rispediti dove hanno dimostrato di saperci fare. Non è fortunatamente questo il caso di Joseph Kosinski, che con Tron Legacy, sua pellicola d’esordio, non ha certo confezionato un’opera prima perfetta, ma ha dimostrato di cavarsela dignitosamente con qualcosa di molto più complesso di uno spot pubblicitario (ma andatevi a vedere i due spot che il regista aveva girato per Halo 3 e Gears of War, davvero pazzeschi). Grazie alla credibilità ottenuta con questo sequel, Kosinski è riuscito in un’impresa davvero difficile di questi tempi, ossia quella di realizzare un film di fantascienza che non è né un sequel né un reboot, interpretato da una star di prima grandezza e con un budget di un certo livello. Oblivion è tratto da una graphic novel, scritta dallo stesso regista, mai uscita ufficialmente, ma che è riuscita nel difficilissimo compito di convincere i boss della Universal a tirare fuori 120 milioni di dollari (più marketing) per farne un film.

 

La storia è quella di Jack, uno degli ultimi sopravvissuti alla catastrofe che ha segnato l’universo, incaricato da una strana organizzazione di estrarre le ultime risorse rimaste sulla terra in collaborazione con Victoria, misteriosa donna con cui fa squadra. La comparsa nella sua vita di un’affascinante sconosciuta, con cui in realtà ha un legame molto forte, comincerà a provocargli forti dubbi sulla sua missione e su chi egli sia in realtà. Oblivion è un film con un primo tempo atipico e quasi perfetto, in cui pur essendoci soltanto tre personaggi in scena, la storia va avanti senza problemi e cali di ritmo, mentre tende ad avvitarsi su sé stesso nella seconda parte, giungendo a un finale piuttosto deludente e scontato. Dal punto di vista visivo, il lavoro fatto a livello di scenografie, ambientazioni ed effetti speciali è davvero di prim’ordine, nonostante vada pesantemente a pescare, come la sceneggiatura, dalla fantascienza degli ultimi trenta anni. Ed è questo, probabilmente, il maggior problema del film di Kosinski: gli mancano idee originali e colpi di scena credibili, elementi a mio modo di vedere necessari per riuscire a creare un nuovo classico sci-fi. Per il resto, Tom Cruise è sempre molto convincente, Morgan Freeman fa quello che gli riesce meglio, mentre la giovane Andrea Riseborough (vista in W.E. di Madonna) dà vita a un personaggio algido e magnetico, forse il migliore della pellicola. Olga Kurylenko, invece, dimostra ancora una volta di essere soltanto un bel viso e un bel fisico, ma nulla più. Alla fine della fiera, Oblivion, comunque, non è un brutto film. Certo, ha difetti piuttosto macroscopici, ma merita la visione, magari su uno schermo grande a sufficienza per cogliere la magnificenza del mondo desolante e desolato che il regista ha creato. E per un genere bistrattato come la fantascienza, credetemi, è davvero molto di questi tempi.

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